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07 novembre

E a Torre Annunziata gli studenti riparlano di LIBERTà

 
 
Ora, in città gli studenti parlano di libertà


Torre Annunziata. Lo scorso 22 ottobre la città di Torre Annunziata ha rinnovato il voto alla Madonna della Neve: davanti al corteo c’era una bandiera della Pace. La tenevano in mano i giovani volontari dell’oratorio della Madonna della Neve, che quotidianamente tentato di recuperare i minori a rischio del Quadrilatero delle Carceri. Quei giovani chiedevano la liberazione della città da ogni sopruso ed ogni violenza. Speravano in un riscatto sociale di Torre Annunziata ed in una liberazione, che per molti è arrivata all’alba del 4 novembre, quando la polizia di Napoli e del commissariato ha stretto le manette ai polsi di un’ottantina di persone.
Poche ore dopo, però, nel regno del clan Gionta sembrava essere tutto tornato alla normalità. Pusher agli angoli delle strade, sentinelle in giro in sella ai ciclomotori, con le luci accese anche in pieno giorno, per segnalare la propria presenza a chi cerca droga e sballo. Nulla sembra cambiato, anche se i pusher non tengono più postazioni fisse, ma preferiscono muoversi e svariare tra i vicoli del Quadrilatero alla ricerca degli acquirenti delle dosi. Indossano sciarpe e cappellini gli spacciatori ‘sopravvissuti’ alla retata di martedì. Per coprire il viso e gli occhi, per evitare un riconoscimento da parte delle forze dell’ordine o delle telecamere che, da un giorno all’altro, dovrebbero entrare in funzione nel rione dei Gionta. In città non si parla d’altro e c’è qualche cittadino che, attraverso internet, lancia la proposta di organizzare una manifestazione per ringraziare lo Stato e le forze dell’ordine per la spallata data al gotha della camorra oplontina.
Per le strade della zona sud c’è il solito via vai di vedette in scooter, persino la solita fila di automobilisti, costretti ad aspettare che il conducente davanti acquisti la dose di droga, paghi e continui la sua marcia. C’è un maggiore movimento ed una maggiore diffidenza da parte delle sentinelle: sentono il fiato sul collo degli investigatori, sanno che prima o poi toccherà anche a loro provare la fredda sensazione delle manette ai polsi. Sono le ultime colonne dello spaccio, rimaste senza una guida e senza più i capipiazza.
Senza più ordini da seguire, ma solo un “si salvi chi può” che spinge a smaltire i restanti giacimenti di stupefacenti per raccogliere denaro per il pagamento degli stipendi agli affiliati e per il pagamento delle spese legali per quelli arrestati.
Le foto di tutti gli arrestati finiscono anche sui banchi: si parla del maxi blitz contro i Gionta anche nelle scuole superiori occupate, dove campeggiano gli striscioni contro la Gelmini e per il diritto allo studio. Al Marconi di via Roma c’è un lenzuolo con una scritta rossa: “La lotta è dura e non ci fa paura”. Anche per quei ragazzi martedì è stato il giorno della liberazione.
gdm
 

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